1.        Era l’ormai lontano 2004 quando avete vinto la StartCup FVG e il Premio Nazionale Innovazione: cosa ricordate di quella esperienza?

Esaltante e molto interessante. E’ stata anche utile per apprendere i rudimenti: il dover pensare in termini di business plan è molto diverso che pensare in termini di progetto scientifico

2.       Voi avete preso parte alla seconda edizione del premio, che sicuramente non aveva ancora raggiunto la portata che ha assunto oggi:
come siete venuti a conoscenza dell’iniziativa? Cosa vi ha spinto a prenderne parte?

L’Università di Udine aveva fatto molta diffusione, anche perché già l’anno prima aveva vinto una proposta Udinese: questo ci ha dato carica, anche se in verità eravamo un po’ scettici. Chi poteva pensare che una piccola sede come la nostra potesse vincere 2 anni di seguito? A noi piacciono le sfide difficili.

3.       La vittoria del PNI vi ha aperto le porte ai primi finanziamenti di partenza, ma non solo:
credete che il PNI sia servito da vero apripista al successivo sviluppo della società?

Sicuramente è stato utile: quella vittoria ci dato una certa credibilità. Per una start up la credibilità è fondamentale e la validazione da parte di esperti investitori è molto importante

4.       La società è uno spin-off dell’Università di Udine ed ha avuto un enorme successo:
un rapporto più stretto tra impresa e ricerca accademica può essere una soluzione alla crisi che sta attraversando il nostro paese?

Sicuramente può contribuire: negli altri Paesi le società nate come start up ormai generano una parte importante del PIL. Nel caso di VBC attualmente sono stati creati 10 nuovi posti di lavoro per laureati e dottori di ricerca in un settore di grande competitività e potenziali ritorni molto alti

5.       Infatti una delle argomentazioni a sfavore delle startup in generale, è quella di creare poca occupazione, oltre ad avere fatturati poco significativi:
come risponde VivaBioCell a queste critiche? Quali sono i risultati ottenuti in questi anni per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro e livello di fatturato?

Come dicevo prima, e’ una percezione smentita dai fatti che si osservano negli altri Paesi. I posti di lavoro sono 10 (triplicati dopo l’acquisizione) e sono destinati ad aumentare perché ricerca e sviluppo rimarranno in Italia. Il fatturato è difficile dirlo ma il mercato potenziale dell’osteoartrite (primo ambito in cui avvieremo la commercializzazione) e’ di 200 miliardi di euro per anno

6.       VivaBioCell si occupa di cellule staminali, come molte altre imprese, ma voi avete sviluppato un processo innovativo che vi rende all’avanguardia, il “GMP-in-a-box”:
di cosa si tratta?

Si tratta di dispositivi robotici a sviluppo modulare che automatizzano e rendono sicura e personalizzata la produzione di cellule eliminando la necessita’ dell’intervento umano e standardizzano il prodotto producendo tutta la documentazione che ne dimostra sicurezza ed efficacia e sono completamente rispondenti a linee guida e normative regolatorie.

7.       Questa innovazione nel corso degli anni ha portato alle vittorie di altri premi, anche internazionali, e al continuo approcciarsi di finanziatori sia privati che pubblici, fino all’acquisizione da parte della società americana NantCell:
quali sono le vostre impressioni su questa partnership?

Fondamentale: il successo di una start up dipende dall’exit e questa dipende dalla partnership con soggetti in grado non solo di fornire risorse finanziarie ma soprattutto network e know how dei mercati.

8.       Come ha appena detto, il successo di una startup potrebbe essere misurato dall’ ”exit” e il vostro è stato decisamente importante:
oltre all’innovatività dell’idea, quali sono i requisiti che una startup deve possedere per essere notata e successivamente acquisita da imprese più grandi e già affermate?

Network e capacità di comunicare fiducia

9.       Ovviamente con l’aiuto di NantCell il processo di sviluppo del macchinario diventa più rapido:
quali sono i prossimi step che vi siete prefissati? Quando sarà commercializzata la macchina?

Adesso che abbiamo le risorse ed il partner strategico giusto tutto è molto rapido: entro fine anno sarà commercializzata e intanto è già iniziato lo sviluppo di moduli per la coltura di altri tipi di prodotti

10.   Infine un’ultima considerazione:

quali sono i consigli che vi sentite di dare ad un aspirante partecipante al Premio Nazionale Innovazione?

Prima di tutto provarci: senza il primo passo non inizia nessun cammino. Scontato ma vero. Poi, avere il coraggio di osare e, ancora, dimostrare di credere in quello che proponiamo. Infine, mai scoraggiarsi.