1.        Siete arrivati al secondo posto nella StartCup Campania, ma siete poi riusciti a vincere il PNI2012, verrebbe da dire “i secondi saranno i primi”: vi aspettavate di vincere questo riconoscimento?

No non ce l’aspettavamo, anche se eravamo sicuri dell’impostazione del nostro progetto. Inizialmente avevamo qualche dubbio perché nell’esperienza alla StartCup si era data la dovuta importanza all’aspetto della ricerca universitaria prima che dell’idea in se, mentre poi al PNI è stato dato più peso al carattere innovativo in senso di business scientifico

2.       La Campania è una delle regioni con il più alto numero di vincitori e di idee selezionate negli anni: è stato difficile emergere tra i tanti aspiranti?

In realtà ci eravamo posti con una certa dose di spavalderia, perché avevamo partecipato con successo ad altre competizioni. Quindi siamo arrivati già attrezzati psicologicamente non solo con la convinzione riguardo all’idea ma anche con la giusta predisposizione a mettersi in gioco

3.       Sia prima che dopo avete partecipato ad altre competizioni per startup:quali sono i punti di forza del PNI? Cosa ha in più rispetto ad altre business plan competition?

Quello che sicuramente c’è di meglio è una prospettiva diversa in termini di confronto dovuta principalmente dalla componente geografica. Questa competizione è più democratica e forse più rappresentativa dell’intero paese, rispetto ad altre che hanno una fortissima componente proveniente dalle grandi città.

4.       Mangatar è una Game company innovativa e publisher di sviluppatori indipendenti: ma, per chi non mastica di elettronica e gaming, cosa significa? Cos’è mangatar?

Mangatar è un’azienda che sviluppa videogiochi e che pubblica videogiochi. Aziende che si concentrano su entrambi i business, in Italia, si contano sulle dita di una mano. La nostra sfida è stata questa fin dall’inizio, in modo da poter controllare tutte le fasi del processo produttivo e della commercializzazione. Questo ha significato per noi il mettere a frutto una buona esperienza nel campo del publishing per arrivare a collaborare con team terzi, spesso anche singoli sviluppatori: il nostro approccio è quello di individuare prodotti e progetti che sono in linea con la nostra idea editoriale per riuscire a moltiplicare l’effetto di ciò che abbiamo già realizzato autonomamente, portando sul mercato più giochi.

5.       Tutto questo vi ha portato, in soli 3/4 anni, ad ottenere una userbase di oltre 600mila utenti: siete soddisfatti del lavoro che avete svolto finora?

Conoscendo il mercato e i nostri competitor e soprattutto quelli più vicini a noi, abbiamo ottenuto risultati interessanti, forse anche buoni. Però non siamo assolutamente soddisfatti. Puntiamo a numeri molto più significativi che possano permetterci di confrontarci con realtà molto più grandi e strutturate.

6.       Fondamentale per la promozione della vostra idea e per la creazione di un network importante fatto di altre imprese come voi, è stato lo Slush, una manifestazione hi-tech che si svolge ad Helsinki: quanto sono importanti eventi del genere per permettere ad una startup di farsi notare o anche solo prendere contatto con il tessuto imprenditoriale?

Il confronto è fondamentale, anche quando non si traduce in opportunità di business diretta. Ci sono alcuni eventi come Slush che sono particolarmente significativi e per il nostro ambiente ancora di più, visto per esempio l’importanza di Helsinki nell’ecosistema dei videogiochi. Altre però non sono così importanti e nemmeno così ben strutturate, ma sono comunque opportunità per confrontarsi, per dare un’occhiata da vicino ai propri competitors, e per stabilire relazioni o con altre realtà o con investitori

7.       Il vostro è un business così in crescita che, dopo aver partecipato ad un bando, avete ottenuto un investimento milionario da F.I.R.A. e Invitalia: quanto è importante un investimento del genere per una startup con la voglia di emergere?

Fira ha avuto l’approccio del vero e proprio venture capitalist; con un processo molto selettivo e scrupoloso il loro impegno si è trasformato in aumento di capitale.
Invitalia era un bando per la prima volta molto tagliato sulle esigenze delle startup innovative che metteva in prima linea il costo umano.
Qualsiasi tipo di investimento per una start up rappresenta un aiuto enorme, ma bisogna saperselo guadagnare. Noi abbiamo partecipato ai due bandi, e anche in questo caso il fatto che fossimo strutturati in una certa maniera ci ha dato ragione.

8.      Grazie alla vostra idea e alla vostra capacità siete stati ribattezzati da più parti “la rivincita del sud”: siete fieri di aver raggiunto dei traguardi così importanti? Vi sentite di dire che c’è anche lo zampino del Premio Nazionale Innovazione nei vostri successi?

A parte certe semplificazioni giornalistiche penso che in generale, a livello italiano, stiamo raccontando una storia interessante, dimostrando che ci sono delle competenze anche al sud. Ma il fatto di essere al sud è secondario rispetto a quella che è la nostra ambizione, noi ambiamo a fare qualcosa che è molto più grande di quello che abbiamo ottenuto fino ad ora.
In parte sì, il PNI è arrivato alla fine di un periodo entusiasmante in cui ci siamo resi conto che avevamo le carte in regola per fare questo percorso. È stato probabilmente qui che abbiamo realizzato di essere capaci di presentare bene la nostra idea, cosa che soprattutto all’inizio è una componente essenziale.

9.       Quindi per chiudere: vi sentite di consigliare ad un aspirante imprenditore di partecipare al PNI? 

Si sicuramente. Per la possibilità di confronto e di relazionarsi con una selezione abbastanza dura e impegnativa. La vittoria di questo premio è qualcosa che continuiamo a portarci dietro e a raccontare con entusiasmo, per cui penso che per chi deve approcciare per la prima volta questo mondo è una bellissima esperienza da affrontare